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16 gennaio 2012 - ANCE
PIANO CASA 2: la mappa degli interventi regionali - Scheda Emilia Romagna
Tipologia di intervento: AMPLIAMENTO di edifici esistenti
Residenziale
20% edifici mono-bifamilari o altra tipologia purché comunque non superiore a 350 mq di sup. utile lorda
l’ampliamento non può essere superiore a 70 mq di sup. utile lorda per intero edificio
Gli interventi devono essere realizzati con tecniche costruttive che garantiscano l’applicazione dei requisiti di prestazione energetica (Delibera Ass. 156/2008) e su edifici per i quali gli strumenti urbanistici consentano gli interventi di ripristino edilizio e di ristrutturazione edilizia e urbanistica fino a 35% ed entro il limite massimo di 130 mq di sup. utile lorda per intero edificio a condizione che:
1) siano applicati integralmente i requisiti di prestazione energetica degli edifici e degli impianti
2) nei Comuni a media sismicità, si proceda alla valutazione della sicurezza e, se necessario, all’adeguamento sismico
Tipologia di intervento: DEMOLIZIONE RICOSTRUZIONE
Residenziale
+35%
+50% se la demolizione riguarda edifici residenziali che il piano classifica incongrui o da delocalizzare o ricadenti in zone tutelate e la ricostruzione avvenga in ambiti destinati all’edificazione e il privato si impegni con convenzione al ripristino ambientale delle aree di pertinenza dell’edificio originario e al trasferimento delle stesse al patrimonio indisponibile del Comune ovvero il privato si impegni, dopo la demolizione e
ricostruzione, alla destinazione dell’area secondo gli usi compatibili.
L’aumento è consentito:
con l’utilizzo di tecniche costruttive che garantiscano l’applicazione dei requisiti di prestazione energetica (Delibera Ass. 156/2008) e assicurino il raggiungimento dei livelli minimi incrementati del 25% rispetto a quelli previsti
Titolo abilitativo
DIA
Oneri
Si applicano i casi di riduzione ed esonero del contributo di costruzione ex art. 30 della Lr n. 31/2002
Termini
DIA da presentare entro il 31/12/2010
Limiti
Gli interventi non possono essere realizzati:
nei centri storici
nelle zone di tutela naturalistica, nel sistema forestale e boschivo, negli invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua etc
all’interno delle aree dei parchi e delle riserve naturali
sul demanio statale, regionale, provinciale e comunale e su ogni altra area sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta ovvero destinata ad opere e spazi pubblici ovvero destinata ad interventi di Erp,
nelle zone classificate a rischio idrogeologico molto elevato
negli abitati da trasferire e da consolidare;
nelle aree di danno degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (art. A-3-bis Lr 20/2000)
su unità immobiliari abusive
I Comuni possono escludere l’applicabilità degli interventi in relazione a specifici immobili o ambiti del proprio territorio, per ragioni di ordine urbanistico, paesaggistico, ambientale e culturale ovvero stabilire limiti differenziati in ordine alle possibilità di ampliamento.
5 gennaio 2012 - La Gazzetta di Modena
Case in via Aristotele Oltre al piano Galilei anche 150 alloggi Peep
Il progettista: saranno edifici ad alto contenuto tecnologico Vicino ai 386 appartamenti altra area di edilizia agevolata
Palazzine di quattro piani, ma molte di due e tre, con un massimo di 20 appartamenti per edificio. Fognature all'avanguardia dal punto di vista tecnico, barriere antirumore, nuovi strumenti finanziati per valutare la qualità delle acque dei pozzi acquiferi collocati nelle vicinanze, condizionatori in ogni casa. Ma soprattutto la nascita, in futuro, di ulteriori 100-150 alloggi Peep di cui finora non si era parlato.
Ecco come sarà, tra circa due anni e mezzo, il nuovo – e contestato anche da una parte del Pd – comparto di via Aristotele, al centro del dibattito politico legato al tema casa. Lo spiega in anteprima il progettista della “Galilei immobiliare” Alberto Ronzoni che ha firmato il piano particolareggiato di iniziativa privata protocollato dal Comune lo scorso 28 dicembre. Finora si è sempre parlato di un'area di 148mila metri quadrati per un totale di 195 alloggi realizzati in edilizia di libero mercato e 191 in edilizia convenzionata per vendita e affitto (il 50% del totale). Nell’area a fianco, invece, potrebbero sorgere 100-150 case ad edilizia agevolata Peep.
Ma sentiamo il progettista. «Voglio stabilire dei fatti da cui poi ognuno potrà trarre le conclusioni che crede, anzi chiedo sia presto organizzata una assemblea pubblica per darci la possibilità di spiegare tutto ciò ai residenti. Intanto una precisazione sulle aree F che il Comune userà per attuare l'annunciato piano casa, ricordando che via Aristotele è stata inserita tra queste nel 2007. Il pubblico incamera gratis l'80% di terreni prima privati in cambio della concessione a costruire sul restante 20%, mentre sul totale un altro 20% è per l'edilizia convenzionata. Sitta e Stancari lo hanno detto più volte e questa, al di là delle opinioni, è in generale la politica che il Comune vuole attuare entro il 2014».
Veniamo a via Aristotele.
«La proprietà del terreno di 145mila metri, cui si aggiungono 3500 metri quadri con alcuni capannoni che il Comune ci ha già detto possiamo abbattere, è di Reiter immobiliare e Nadia spa. Queste hanno costituito nel 2011 Galilei immobiliare composta da Cdc e Acea Costruzioni che gestirà l'intero terreno e ha presentato il piano particolareggiato per i 195 più 191 alloggi. Il comparto urbanistico comprende anche strisce di terreno oggi di proprietà comunale che sono vendute agli ex proprietari delle aree F in quanto nei pressi delle costruzioni a prezzi di mercato da realizzare. La Nadia spa della Bper non fa politica commerciale e dunque si è comportata come un qualunque privato che ha venduto ad altri le proprie quote».
Quale sarà l'iter del piano particolareggiato?
«Dal 30 dicembre scorso ci sono sessanta giorni di tempo per i commenti da parte di tutti, poi ai primi di marzo il Comune trarrà le conclusioni. Infine ci sarà il passaggio in Consiglio comunale e dopo l'approvazione sarà realizzata tra la Galilei e il Comune stesso una convenzione che comprende il contratto di cessione dell'80% del terreno e l'edificabilità per i privati oltre al 20% del diritto di superficie per le costruzioni in affitto e residenza agevolata. L'altro 60% neo comunale sarà posto parte a verde pubblico e parte a ulteriori case di tipo “agevolato”. Il Comune poi deciderà quanti alloggi mettere in più in base al suo piano casa per giungere a un terzo di alloggi a prezzi di mercato e due terzi a prezzi convenzionati ossia 1700 euro al metro quadro. Non so quanti saranno gli alloggi Peep in più da parte del Comune, ma presumo altri 100 massimo 150. Gli altri appartamenti, a prezzo pieno e agevolati, saranno in palazzine di 2, 3, 4 piani cui si aggiungeranno cinque villette a schiera e due bifamiliari. Forse già a giugno ci potrebbe essere la partenza dei lavori di costruzione».
Come saranno questi nuovi appartamenti su cui si sta litigando tanto?
«Intanto voglio dire che le opere di urbanizzazione varranno 4 milioni e 700mila euro e le case saranno all'avanguardia. Pensiamo a barriere acustiche per un costo di altri 400mila euro che garantiranno comfort acustico. Progettiamo di limitare i rumori che vicino alle tangenziali dappertutto si avvertono ai piani alti, in più ci sarà un particolare isolamento acustico per le pareti e le zone notte saranno nella parte migliore della casa. Tutti gli alloggi avranno il condizionatore e l'impianto fognario è tecnologicamente avanzato tanto che costa tre volte uno normale essendone certificata la tenuta. A tutela delle acque - conclude Alberto Ronzoni - stiamo anche un metro più su con i garage sotterranei, arrivando appena a due metri nel sottosuolo. Ricordo comunque che in media le falde sotterranee sono poste a 80-120 metri più sotto ed è tutta argilla che non lascia filtrare nulla».
1 gennaio 2012 - La Gazzetta di Modena
«Recuperare, non solo costruire»
Riqualificare gli immobili esistenti: questa la ricetta dei sindacati di settore per uscire dalla crisi
Come uscire dalla crisi dell’edilizia, in cui trovano spazio fenomeni di illegalità, a cominciare dal lavoro nero? L’imperativo dei sindacati è di «far partire al più presto i cantieri puntando non solo su nuove case, ma anche sul recupero dell’esistente perché rilanciare l’edilizia significa rilanciare tutta l’economia modenese».
È quanto afferma la Flc (Federazione lavoratori delle costruzioni, la sigla unitaria dei sindacati edili) di Modena, che lancia alcune proposte per cercare di uscire dalla più grave crisi mai verificatasi nella nostra provincia in questo settore, persino più pesante di quella dei primi anni Novanta. «Il piano casa del governo non ha prodotto nessun risultato, per cui bisogna puntare su un mix equilibrato tra nuove costruzioni e ristrutturazioni – dicono i segretari provinciali della Filca Cisl Domenico Chiatto, Feneal Uil Silvio D’Acunto e Fillea Cgil Sauro Serri – Tutta la prima periferia di Modena risale agli anni 50/60 e le abitazioni devono essere adeguate alle norme antisismiche e sul risparmio energetico. Occorrono, però, incentivi pubblici per mettere in moto le risorse dei privati ancora disponibili. I finanziamenti potrebbero arrivare dalla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, che solo a Modena vale 17 milioni di euro, dalla nuova Imu (Imposta municipale unica) e/o della revisione delle rendite catastali». Per la Flc è necessario anche procedere con gli investimenti nelle infrastrutture essenziali per il territorio, a partire dalla Cispadana, prevedere un piano poliennale di manutenzione stradale, delle reti di servizio e dell’edilizia scolastica e amministrativa. «Se vogliamo prevenire gli eventi drammatici accaduti in altre zone del Paese – osservano i sindacati - il territorio ha bisogno di essere manutenuto costantemente. Auspichiamo che il nuovo governo scorpori dal patto di stabilità investimenti e spesa corrente per permettere agli enti di tradurre in “lavoro” le risorse che detengono in cassa e che non possono spendere». Chiatto, D’Acunto e Setti lamentano, poi, che nel Comune di Modena le imprese edili non possano partecipare alle gare per importanti opere pubbliche a causa dei tempi di pagamento, che a volte vengono effettuati dopo tre anni dalla conclusione dei lavori. «Questo significa non solo non realizzare le opere ma, se non si adottano le necessarie precauzioni, rischiare che a farle siano soggetti che non hanno problemi di liquidità perché godono di finanziamenti di incerta provenienza».
Per ridare respiro al settore la Flc propone un’azione coordinata a livello locale, per esempio gli “Stati generali delle costruzioni a Modena”, per definire in tempi brevi una proposta condivisa da istituzioni e parti sociali. «Serve un piano per il lavoro nel comparto delle costruzioni – conclude la Flc - che ragioni sulla ridefinizione della mission delle nostre imprese, le quali devono orientarsi verso la riqualificazione urbana, la ristrutturazione e il riuso del patrimonio edilizio. C’è bisogno di un piano straordinario per la casa che venga incontro alle nuove esigenze e metta in discussione anche le politiche dei Peep, oggi non più così efficaci nel dare risposte alle fasce deboli della popolazione. Fare edilizia non è solo gettare cemento, ma rendere più fruibile gli spazi collettivi, più efficienti la mobilità delle persone e merci, aiutare il nostro manifatturiero a ritrovare competitività».
