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19 febbraio 2010 - Edilportale - Paola Mammarella
Assetto del territorio, pubblicato il Drag in Puglia
Definiti i criteri per la localizzazione dei Piani Urbanistici Esecutivi(costruttori, proprietari e detentori di un immobile)
La Giunta regionale della Puglia ha adottato il DRAG, Schema di documento regionale di assetto generale, contenente i criteri per la localizzazione dei Pue, Piani urbanistici esecutivi. Si definiscono quindi le linee guida per l'assetto del territorio regionale.
Il documento, contenuto nella Delibera di Giunta 2589/2009, pubblicata sul Bollettino Ufficiale n.10 del 18 gennaio scorso, è stato emanato in applicazione dell’articolo 4 della Legge Regionale 20/2001, recante norme generali di governo e uso del territorio.
Il documento pubblicato risulta modificato sulla base delle osservazioni pervenute a seguito della Conferenza Programmatica e della Conferenza di Servizi ed approvato dalla competente Commissione consiliare.
Secondo la L.R. 20/2001 il Drag costituisce uno strumento per la definizione delle linee generali dell’assetto del territorio, determinando il quadro degli ambiti territoriali rilevanti per la tutela e conservazione dei valori ambientali e dell’identità sociale e culturale della Regione, gli indirizzi per la formazione e la localizzazione dei Pue, Piani Urbanistici Esecutivi, e lo schema dei servizi infrastrutturali di interesse regionale secondo il principio della sostenibilità e dello sviluppo integrato del territorio.
Le norme regionali stabiliscono inoltre che il Drag può essere approvato anche per parti organiche. Di conseguenza, il Servizio Assetto del Territorio, con la consulenza scientifica fornita dal politecnico, ha elaborato un metodo per la formazione dei contenuti del Pue.
I criteri individuati offrono ai Comuni soluzioni per il miglioramento degli insediamenti progettati attraverso strumenti urbanistici esecutivi nel rispetto dello sviluppo sostenibile. Il nuovo metodo coniuga quindi le dimensioni ambientali con quelle economiche e sociali.
12 febbraio 2010 - La Gazzetta del Mezzogiorno
In Puglia le case saranno certificate per l'energia
Tra 58 giorni in Puglia sara' obbligatorio per chi intende costruire un edificio e chi intende ristrutturarlo (costruttori, proprietari e detentori di un immobile) l’«Attestato di certificazione energetica». L’atto è previsto dal Regolamento n.10 del 2010 pubblicato sul Bollettino ufficiale del 10 febbraio (Burp n.27). Lo scopo è di rendere gli edifici pugliesi più efficienti sotto il profilo energetico con risparmio delle risorse, contenimento delle emissioni, e impiego del fonti rinnovabili.
Un documento obbligatorio – è detto in un comunicato dell’assessorato allo Sviluppo economico – che la Puglia, tra le prime in Italia, rilascerà su attestazione di un soggetto certificatore. Così gli edifici saranno classificati secondo una scala dalla quale dipenderà, come logica conseguenza, anche il valore dell’immobile. Le nuove regole interessano un numero enorme di soggetti: i costruttori di un edificio, ma anche i proprietari degli appartamenti o i detentori, in pratica gli utilizzatori dell’immobile.
Saranno applicate agli edifici di nuova costruzione e a quelli da ristrutturare, ad eccezione degli immobili considerati beni culturali e di quelli che secondo le norme urbanistiche possono essere sottoposti al solo restauro conservativo. Tra le altre eccezioni si annoverano anche i fabbricati industriali, artigianali e agricoli non residenziali nei quali gli ambienti sono mantenuti a temperatura controllata per esigenze del processo produttivo. Allo stesso modo sono esclusi box, cantine, autorimesse, parcheggi multipiano, depositi.
“Questo Regolamento – ha spiegato la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, Loredana Capone – ci permette di incentivare da un lato tutti quegli interventi che rendono un edificio più efficiente sotto il profilo energetico, dall’altro di promuovere l’utilizzazione delle energie rinnovabili negli immobili residenziali. Così diffondiamo un’idea di sviluppo legata al rispetto per l’ambiente, e allo stesso tempo sensibilizziamo i cittadini ad un consumo sostenibile delle risorse energetiche”.
11 febbraio 2010 - Corriere del Mezzogiorno - Michelangelo Borrillo
Costruttori insoddisfatti del Piano casa L’Ance: troppe deleghe agli enti locali
«Solo Lecce ha deliberato dove è possibile intervenire» - Matarrese a Fitto: «Gli effetti arriveranno troppo tardi»
BARI - Il Piano casa ha deluso i costruttori. Questa mattina il coordinatore del consiglio delle regioni dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), il pugliese Salvatore Matarrese, lo dirà in un convegno sull’argomento a Roma in cui è previsto l’intervento del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto. La delusione dei costruttori trova fondamento nella delega dell’attuazione del progetto iniziale alle autonomie locali. «Calabria e Sicilia non hanno ancora approvato il loro Piano casa — ha anticipato al Corriere del Mezzogiorno Matarrese — ed entro la scadenza dello scorso 30 giugno lo avevano fatto solo Toscana e Umbria. A dimostrazione che nell’attuazione la legge ha avuto tempi che si sono allungati. Se a ciò si aggiunge che in molte regioni è previsto che i Comuni adottino una propria delibera per definire i confini entro i quali possono essere realizzati gli interventi, i tempi si allungano ulteriormente: basti pensare che tra i capoluoghi della Puglia, considerando anche Barletta, Andria e Trani, soltanto Lecce ha deliberato il Piano casa. Con questi tempi gli interventi che erano stati presentati come straordinari e di attuazione immediata avranno effetti nel 2012-2013 quando è prevista la ripresa immobiliare. A quel punto un provvedimento che sarebbe dovuto essere anti-ciclico potrebbe addirittura diventare negativo perché il mercato del nuovo potrebbe essere frenato dagli effetti del Piano casa».
Ma anche su quanto fatto Ance pone dei rilievi: «Gli oneri dell’edilizia di sostituzione— spiega Matarrese— sono indubbiamente più alti rispetto a quelli necessari per la nuova edificazione, per cui gli incrementi volumetrici previsti dalle Regioni, mediamente nella misura dal 30 al 35%, come in Puglia, non sembrano essere in grado di coprire i maggiori costi. Tanto è vero che alcune Regioni, tra le quali il Lazio, hanno previsto premialità comprese tra il 40 e il 60%, sebbene ancorate a casi con finalità specifiche».
Matarrese avanzerà anche delle proposte, in particolare quella di un Piano Casa 3 dopo le due precedenti elaborazioni, un «progetto città più snello negli iter burocratici e basato su semplificazioni procedurali, incentivi urbanistici ed equilibrio tra interessi sociali ed economici». Nel dettaglio, la proposta consiste in «un progetto globale per la città che si articola sul mantenimento funzionale della struttura urbana, sulla sostituzione edilizia, sul riordino delle periferie e sul ripristino ambientale, piuttosto che limitarsi agli ampliamenti e alla sostituzione edilizia spot. È necessario, pertanto, codificare un nuovo rapporto tra pubblico e privato che si basi su imparzialità, trasparenza e partecipazione attiva al procedimento riconoscendo, al tempo stesso, le capacità propositive ed esecutive delle imprese».
8 febbraio 2010 - Adnkronos
Casa: Assessore Puglia, Governo ha ritirato ricorso contro Piano regionale
Il Governo nazionale ha rinunciato al ricorso contro la legge regionale pugliese 14 del 2009 'Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell'attivita' edilizia', nota come 'piano casa'. Ne da' notizia l'assessore alle Politiche del Territorio della Regione Puglia Angela Banbanente che spiega come ''il rilievo riguardava una questione irrisoria: la previsione della trascrizione del vincolo a parcheggio nei registri immobiliari a garanzia della pubblicita' dell'atto e quindi a tutela dei cittadini''.
La rinuncia del Governo e' motivata dal pronunciamento della Corte Costituzionale su analoga questione relativa a una norma della Regione Liguria. La Corte ha infatti stabilito che prevedere la trascrizione dei parcheggi nei registri immobiliari non comporta alcuna violazione delle competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile e tributario.
''Eravamo certi di non essere andati oltre le nostre competenze - precisa l'assessore - oggi ne abbiamo avuto conferma. Resta fermo il nostro giudizio negativo su un Governo che piuttosto che collaborare con le Regioni e gli Enti locali per accelerare l'attuazione di iniziative e programmi d'interesse collettivo, genera incertezze, contenzioso e rallentamento delle attivita'''.
8 febbraio 2010 - Il Giornale
Il governo ricorre contro le leggi anti nucleare di tre Regioni
Prima erano i Cpt, i centri di accoglienza per gli immigrati, adesso le centrali nucleari.
Nessuno le vuole, non almeno in casa propria. L’elenco dei nuovi siti ancora non è ufficiale, ma le Regioni da mesi iniziano a mettere le mani avanti: non nel nostro territorio, dicono, gli impianti stiano lontani di qua. In particolare Regioni di colore politico opposto alla maggioranza di governo. Tre consigli regionali, Puglia, Campania e Basilicata, hanno deciso addirittura per legge che nessuna centrale potrà essere costruita sul loro suolo. Le azioni di ribellione sono state proposte e approvate in rapida sequenza nelle ultime tre settimane.
Ieri la risposta da Roma: il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare immediatamente tutte e tre le leggi anti-atomo davanti alla Consulta.
Un’iniziativa «necessaria per questioni di diritto e di merito», chiarisce il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. La decisione è sua, d’intesa con il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. E apre, com’era prevedibile, uno scontro politico su due binari: suscita proclami di «disobbedienza» locale, come nel caso del lanciatissimo presidente uscente della Puglia Nichi Vendola, e scatena tutta l’opposizione nei palazzi del Parlamento, Pd e Italia dei valori. Anche se, nemmeno due anni fa, come predecessore di Scajola al ministero dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani diceva: «Sarà possibile ridiscutere della presenza del nucleare anche in Italia».
Ma adesso dal Partito democratico si contesta il metodo del governo: il decreto legislativo all’esame delle Camere «esclude di fatto dalle decisioni sui siti sia i cittadini che gli enti locali».
È Antonio di Pietro però a giocare d’anticipo, addirittura sui mesti Verdi, da due anni fuori dal Parlamento. Ventitrè anni dopo il referendum ’87, il leader dell’Idv si candida a promotore di una nuova consultazione plebiscitaria: «L’Italia dei valori darà inizio oggi in occasione del Congresso alla raccolta delle firme contro il nucleare».
Le tre leggi regionali che vietano impianti nucleari sono contestabili, a parere di Scajola, sul piano del diritto, perché «intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente della sicurezza interna e della concorrenza». Inoltre non impugnare i tre provvedimenti «avrebbe costituito un precedente pericoloso, perché si potrebbe indurre altre Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione d’infrastrutture necessarie per il Paese».
